(Italiano) Parlando di Agata /1 – Sant’Alfonso de’ Liguori

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Sant’Alfonso M. de’ Liguori (1696-1787)

Inauguriamo una nuova serie di articoli in vista della Festa di Sant’Agata, in cui presenteremo alcune testimonianze storiche sul culto della Patrona di Catania. Oggi proponiamo una memoria sul suo martirio riassunta da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), Dottore della Chiesa, fondatore della Congregazione del Redentore e Vescovo di Sant’Agata de’ Goti (BN), uno dei maggiori teologi del ‘700, ma anche scrittore prolifico e autore di composizioni famosissime come Tu scendi dalle stelle, probabilmente la canzone popolare più antica che sia ancora eseguita correntemente. L’operetta da cui è tratto il passo che segue, Vittorie dei martiri, ovvero le vite dei più celebri martiri della Chiesa (Napoli 1775), non ha nessuna velleità storica, a differenza di altre composte dal Santo, e fu composta quando egli, ormai anziano, già da tempo domandava al Pontefice di potersi ritirare a vita privata per via delle numerose malattie che lo affliggevano. Il suo valore meramente devozionale, dovuto probabilmente alla dettatura più o meno frettolosa del testo, se da un lato è causa di una certa confusione (ad es. fa credere al lettore che gli Atti di Sant’Agata pubblicati dai Bollandisti non siano veri atti, ma solo memorie, così come Sant’Euplio è segnalato quale cittadino di “Catanea“), dall’altro è segno genuino di una devozione vivissima anche fuori di Sicilia, addirittura in una diocesi, come quella di Sant’Agata de’ Goti, ben distante dall’Isola.

La vita di Sant’Agata tratteggiata dal Santo Dottore è una bella sintesi delle principali leggende antiche, soprattutto relative agli spostamenti che la martire avrebbe compiuto per scappare da Quinziano, ipotesi narrativa priva di fondamento storico ma molto cara ai maltesi, che vi hanno costruito una particolare devozione, ed in passato addotta dai palermitani a giustificazione della presenza di Agata a Catania nonostante le loro false pretese di cittadinanza. L’unico aspetto frustrante per il lettore moderno è l’assenza totale – e piuttosto indisponente – di quelle caratteristiche battute polemiche che gli Atti latini pongono in bocca alla Santa, sfocianti spesso nell’ammonizione vera e propria del carnefice: da ferreo teologo moralista del periodo post-tridentino, Sant’Alfonso glissa, riassume, e addirittura mette in bocca al narratore le parole di Agata, forse per la sua sensibilità un po’ troppo battagliere.

agata_stampaQuesta santa vergine e martire è celebre appresso i latini e i greci; e sebbene gli atti del suo martirio non siano a noi pervenuti, nulladimeno vi sono tali memorie (si osservino i Bollandisti, il Surio ed altri) che ben meritano tutto il credito. Da queste ricavasi ch’ella nacque in Sicilia da una famiglia molto nobile e ricca. Oltre di ciò era la santa dotata di singolar bellezza; onde tutte queste doti invogliarono nell’amore di lei Quinziano governatore, chiamato allora consolare, della Sicilia, sì che stabilì di ottenerla per sua sposa. Avendo intanto egli pubblicato già l’editto dell’imperatore Decio contro de’ cristiani, ordinò che Agata come cristiana fosse a lui condotta nella città di Catania, dov’esso facea la sua dimora. 2. La santa vergine, udendo gli ordini dati contro i cristiani, erasi ritirata in un luogo nascosto per liberarsi dalle insidie di Quinziano, delle quali avea già prima saputa la notizia. In questo luogo ella fu ritrovata da’ ministri del governatore; onde quando si vide posta nelle loro mani, fece questa orazione: Signor mio Gesù Cristo e padrone del tutto, voi vedete il mio cuore e sapete qual è il mio desiderio, che solo voi mi possediate, giacché tutta a voi mi son data; deh conservatemi contro questo tiranno e rendetemi degna di vincere il demonio che m’insidia l’anima! Quinziano, quando la santa gli fu condotta, per guadagnarla più sicuramente, la consegnò ad una certa infame donna per nome Afrodisia che facea pubblica professione d’impudicizia insieme con nove altre figliuole ch’ella tenea nella sua empia scuola. Troppo penosa fu la dimora della santa in quella infame casa, più che se fosse stata la più oscura e fetida carcere della terra. Ivi si adoperarono tutte le insidie da Afrodisia e dalle sue infami discepole, acciocché s. Agata avesse ceduto ai voleri di Quinziano; ma la santa, che sin dall’infanzia erasi consacrata a Gesù Cristo ed era avvalorata dal suo divino soccorso, stette forte e costante a resistere. 3. Quindi avendo saputo Quinziano che niente avean giovato per un mese continuo tutte le industrie adoperate da Afrodisia, comandò che la santa fosse ricondotta alla sua presenza. Quando pertanto s. Agata gli fu presentata, esso la rimproverò che essendo ella libera e nobile si fosse lasciata sedurre ad abbracciare l’umile servitù de’ cristiani. La santa vergine coraggiosamente confessò di esser cristiana, e disse ch’ella non conoscea nobiltà più illustre né libertà più vera che di essere serva di Gesù Cristo. E per fare intendere al governatore quanto fossero infami gli dei ch’egli adorava e volea far da lei adorare, gli domandò se avrebbe egli voluto che sua moglie fosse prostituta come una Venere ed egli fosse riputato come un Giove adultero ed incestuoso? Quinziano irritato da questi rinfacciamenti di s. Agata, la fece percuotere con guanciate e poi la mandò in prigione. Nel giorno seguente di nuovo se la fece presentare e le domandò se avea pensato a mettere in salvo la sua vita. Rispose la santa: Gesù Cristo è la mia vita e la mia salute. Il governatore allora fecela mettere alla tortura; e perché vedea che simili tormenti poco l’accoravano, ordinò ch’ella fosse tormentata nelle mammelle ed indi che le fossero ambedue recise, il che fu eseguito con barbara crudeltà. 4. Di poi ordinò Quinziano che la santa fosse rinchiusa di nuovo nella prigione e che ivi non se le applicasse alcun lenitivo alle ferite, acciocché morisse ivi di puro spasimo: ed in effetto sarebbe morta di dolore, ma sulla mezza notte le apparve s. Pietro, il quale perfettamente le guarì le ferite, e la liberò da ogni dolore; e per tutta quella notte videsi in quella carcere splendere una gran luce in modo che da quella spaventate le guardie si posero a fuggire e lasciarono le porte aperte. Poteva allora la santa liberamente uscir dalla prigione e salvarsi, siccome era consigliata dagli altri carcerati; ma ella rispose che non volea perdere con tale fuga la corona che desiderava e le stava apparecchiata in cielo. 5. Quinziano all’incontro non facendo conto del miracolo, anzi da quello più irritato, dopo quattro giorni pensò a tormentar la santa con nuovi strazj; ordinò che fosse posta sovra cocci di creta mescolati con carboni ardenti, ma ella tutto soffrì con costanza; e mentre il tiranno pensava forse ad affliggerla con nuovi tormenti, la santa, vedendo già vicino il termine di sua vita, fece questa orazione: Signore e mio Creatore, che sin dall’infanzia mi avete conservata e che mi avete data forza per vincere i tormenti ed avete tolto dal mio cuore l’amore del mondo, deh ricevete ora l’anima mia: giacché è tempo oramai ch’io da questa misera vita passi a godere della vostra misericordia. Ed appena ch’ebbe la santa finita questa orazione, tranquillamente spirò e andò ad unirsi con Dio per lodarlo ed amarlo in eterno.

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