La Catanesità rinnegata

IMG-20150630-WA0004«Io, Catania, tutrice dei Re, supero le città invitte, castigo le ribelli». Questo motto trecentesco, risalente alla non breve parentesi storica che vide la città dell’Elefante capitale del Regnum Siciliæ, sembra oggi un retaggio del passato, nonostante la straordinaria capacità di adattamento e d’intraprendenza dei suoi abitanti. Vi fu un tempo – anche recente – in cui essere catanesi, per nascita o per elezione, era titolo di vanto: erano gli anni di Angelo Musco, di Giuseppe De Felice Giuffrida, di Giovanni Verga, quelli di Mario Rapisardi, di Frontini, di Nino Martoglio, quei decenni in cui un catanese, il Marchese Antonino Paternò-
Castello di San Giuliano, era ministro degli esteri, e la città ospitava nientemeno che un’Esposizione Agricola, sorta di EXPO nostrano, per poi abbandonarsi lietamente alla grande stagione del Liberty, con gli architetti famosissimi Basile, Fichera, Malerba, ed il milanese “adottato”, il fiero Carlo Sada, che col pittore locale Giuseppe Sciuti immortalò un’era decorativa che ancor oggi desta meraviglia. Sono passati solo cento anni, e neanche abbiamo fatto riferimento ai tempi precedenti, in cui il maestro Pietro Antonio Coppola, ennese, dopo anni al servizio del Re di Portogallo eleggeva Catania a sua nuova patria, il catanese Platania dirigeva il Conservatorio di San Pietro a Napoli, e la fama di Bellini spingeva il Persiani a comporre un’opera come “Eufemio da Messina, ovvero Catania distrutta”, mentre il francese Louis-Aimé Maillart consegnava alle scene una sua dal titolo “Les pêcheurs de Catane”.

Oggi Catania è una città vivissima: dotata di ogni genere di infrastruttura, dall’aeroporto alla linea metropolitana, accede alla più vasta area commerciale al dettaglio di quest’area del Mediterraneo, è sede di importanti organismi scientifici e culturali (la prima Università di Sicilia, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Accademia Gioenia, un reparto Grandi Ustionati – ospedale Cannizzaro – ed uno di Oncoematologia Pediatrica – Policlinico – all’avanguardia in Europa, etc.) ma sta gradualmente perdendo il senso d’unità culturale che la caratterizzava.
La principale attrattiva turistica catanese, l’amata festa di Sant’Agata, viene ogni anno infangata da ridicole voci malevole puntualmente sconfessate dai magistrati, e resta vittima di pregiudizi borghesi duri a morire nonostante sia stata posta sotto la tutela dell’UNESCO; lo street-food catanese, rappresentato dagli “arrusti-e-mangia”, mentre altrove è stato mostrato come trovata radical-chic durante l’EXPO milanese, a Catania è visto come bestia nera da estirpare, non si sa bene con che scusa (salvo millantare presunti problemi di igiene, che non si prospettano però per altre attività ben più pericolose). In ultimo, in una città con una particolare predilezione per il cavallo, piatto nazionale catanese e adoperato, fino a pochi secoli fa, per pittoresche corse cittadine in tutto simili al “nobile” palio senese, invece di provvedersi a dar voce e sfruttamento a questa risorsa si fa di tutto per affogarla, e minimizzarla.
Come si vede, non sembra esserci più spazio per la difesa di quella “marca liotru” cui i catanesi si vantavano di ascrivere la propria origine. E pure ultimamente, scansando i soloni che alimentano addirittura pagine facebook cariche d’odio provinciale (“Inciviltà a Catania” è una di queste, in cui problematiche comunissime in ogni città e nazione sono esasperate all’inverosimile) un certo movimento di orgoglio catanese comincia a farsi strada. Sarà la crisi economica, che ha trascinato tutti con i piedi per terra, come si suol dire, sarà la generale e diffusa avversione alla tendenza della rete e della stampa a confezionare luoghi comuni in base agli umori politici, il dato di fatto è che molti catanesi hanno riscoperto il piacere assoluto di definirsi tali. E così queste pagine virtuali altro non vogliono che costituire gradualmente un ritratto socio-culturale della cultura catanese, quasi una rappresentazione bidimensionale di una città che ha sempre avuto e conservato un’identità forte e peculiare, con l’intento – ambizioso, ma non impossibile – di portare questa genuinità sul Web, principale strumento d’informazione e condivisione della modernità. Si tratta di una sfida che ha già visto alcuni buoni tentativi in passato, ma abbisogna ancora di fiduciosi investimenti di energie e risorse intellettuali e materiali, capaci di dimostrare alla Sicilia ed al mondo che Catania può ancora superare le sue pari, e difendere orgogliosamente il proprio multiforme e stratificato ego.

Luigi G. Gennaro

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