Il mistero di San Gaetano alle grotte

San gaetanoPosizione

Attualmente posta in piazza Carlo Alberto la chiesa di San Gaetano alle grotte ha la facciata principale esposta verso nord ovest ha preso questa denominazione  e questa dedicazione solo in età moderna dopo la canonizzazione del Santo (1671).

Oggetto del nostro approfondimento è la grotta sotto la chiesa attuale che ospita ed ha ospitato una chiesa rupestre.

Precedentemente era chiamata o Santa Maria della grotta o semplicemente la Grotta come appare chiamato il sito nelle mappe del XVI secolo[1]. Rispetto all’insediamento romano sappiamo che la zona in cui sorge il tempio era fuori dall’abitato ed usata come area cimiteriale. Una delle necropoli della città si estendeva fra l’anfiteatro (per tradizione collocato ai limiti dell’insediamento) e la vecchia tomba del poeta Stesicoro (forse individuata nelle rovine sotto il convento del Carmine). Un’altra necropoli greco-romana sorge nell’area fra l’attuale via Etnea e  le vie Androne e dottor Consoli. Altre nell’area di via sant’Euplio e Cibali. Rispetto la più tarda città medievale sappiamo che l’area di nostro interesse rimase fuori dalle mura prima del kastron bizantino poi dalla cinta muraria normanna e dalle mura di Carlo V [2].

Territorio

La scarsa presenza di chiese rupestri in territorio catanese è essenzialmente dovuta alla natura basaltica del suolo dello stesso.

Mappa geologica di catania

Mappa geologica di catania

Le rocce basaltiche delle colate laviche risultano molto dure e di difficile lavorazione scoraggiando quindi lo sviluppo di una civiltà rupestre. Il territorio cittadino di Catania è stato coperto da ben nove colate laviche . Ricordiamo tre colate laviche preistoriche, quelle di Santa Sofia, di Lamisi e Rotolo[3]. La zona oggetto del nostro studio è stata ricoperta dalla colata di Lamisi che prende il nome dalla spianata su cui sorge l’attuale stazione di Catania. Tale colata è secondo alcuni studi stata la prima a toccare il suolo catanese. Questa colata, particolarmente antica, ha creato nella zona a nord est della vecchia porta di Aci (attuale piazza Stesicoro) diverse grotte laviche dette Grotte Bianche per la sedimentazione carbonatica dovuta alle acque di scolo[4].

Il Problema dell’identificazione

Della chiesetta ipogea mancano notizie sicure prima del XVI secolo, nel 1508 è oggetto di riscoperta dopo che era stata interrata. Nella stessa zona che era necropoli è registrata l’istituzione da parte del vescovo Everio di una chiesa intitolata Santa Maria di Bethleem nel 262 d.C.. Alcuni hanno identificato S. M. Betlhem con la S. M. la Grotta oggetto della nostra trattazione, questa ricostruzione tende a dare credito alla posizioneleggenda secondo cui la grotta ipogea fu luogo di reposizione dei resti della martire Agata[5]. Tale ricostruzione entra in contraddizione con diverse testimonianze, una delle più chiare si trova in Cronache Siciliane dove si parla di una rivolta del 1517, lo scritto riporta che l’esercito nemico si era fermato venendo da Aci presso il convento del Carmine e poi un pezzo di esso era uscito sullo «chiano di la Vergine di la Gructa» dopo un breve scontro i nemici si avvicinarono alla città arrivando fino alla chiesa di Santa Maria di Betlheem, appare chiaro quindi che i due luoghi anche se vicini dovevano essere distinti[6]. Inoltre, nella Pianta di Catania realizzata dal topografo militare Francesco Negro, intorno al 1637 è evidente la presenza di tre edifici isolati esistenti lungo la strada che dalla Porta di Aci conduceva al convento del Carmine. Un edificio è senz’altro la chiesa di San Gaetano che, assieme agli altri due più vicini alle mura, verranno rasi al suolo successivamente. I tre edifici separati tra loro dovrebbero quindi indurci a non identificare la chiesa di San Gaetano come la chiesa di Santa Maria di Bethlem.

Descrizione del sito

Il tempio è sito in una grotta ipogea assolutamente naturale, si tratta di architettura rupestre ma non è stato effettuato pare alcun lavoro di escavazione vista la natura difficile della roccia basaltica.63_big La cripta ha dimensioni modeste, ha forma rettangolare (una lunghezza di quattro metri per una larghezza di circa quattro metri e mezzo), ed è divisa in due ambienti da un arco trionfale impostato su colonnine marmoree, nella parete rivolta a nord est dell’area presbiteriale delimitata dall’arco si ha una lunetta, di lunghezza di circa 2.30 m e profondità mezzo metro, con funzione sia di edicola sia di ripiano d’altare. Nell’edicola è presente una molto sbiadita immagine di Madonna con bambino di fattura forse moderna, sotto è possibile notare altri strati precedenti di pittura[7]. Sopra la colonnina dell’arco di trionfo è abbastanza evidente una rientranza probabilmente dovuta alla collocazione di un templon removibile su cui era posta una icona. Il tetto non presenta tracce di escavazione e non è stato coperto da intonaco ed è lasciato all’aspetto naturale, ciò permette di indagare la natura della grotta permettendoci di  supporre che non sia una tipica grotta lavica quanto piuttosto una delle tipiche cave di ghiara presenti nel sottosuolo catanese[8]. La ghiara è sabbia rossa molto usata in edilizia nella composizione di intonaci, questo spiega la tutto sommato dolce conformazione delle pareti della grotta sede della cripta. Nelle corte pareti laterali del sacrato trovano posto due sedili. Nella parete ad est trova posto un profonda teca a forma di parallelepipedo. A sud una porticina più bassa e stretta che dà accesso ad un anfratto più piccolo[9]. Ad ovest trova posto la scalinata che porta alla chiesa sovrastante. Sull’intonaco superstite sulle pareti si notano tracce di graffiti, ma risultano molto difficili da leggere. Sopra la scalinata all’ingresso della cripta trova posto un arco d’ingresso, ricavato sulle lave preistoriche, con la scritta Gloria in Excelsis Deo su di un nastro tenuto da putti settecenteschi. La cripta si trova a circa tre metri di profondità.

Il mistero della datazione

Come sostiene il Giglio abbiamo testimonianze attendibili di questo tempio solo a partire dal XVI secolo, quando la cripta venne riscoperta. Sappiamo che questa è soggetta a periodici fenomeni di allagamento, che potrebbero aver contribuito all’interramento e all’abbandono. Il Giglio conclude che l’arco di trionfo sembra indicare una origine normanna del sito anche se non esclude una suo origine più antica (più concorde alla tradizione che la vuole chiesa catacombale del terzo secolo). In effetti ci sono un paio di aspetti che fanno propendere per una origine più antica e che portano a diverse ipotesi. Prima ipotesi chiesa paleocristiana, come detto sopra la zona era una necropoli, molto vicino era presente la tomba di Stesicoro, e la chiesa di S. M. di Bethleem sorta ad opera del vescovo Everio nel 262[10] prima dell’editto di tolleranza del 313, che potrebbe testimoniare una attività cristiana nell’area. Questa è l’ipotesi di Libertini e Carbone[11] che collocano la fondazione della chiesa nel III secolo. A riprova di questa origine si parla di un altare costruito con grandi blocchi di pietra lavica che si trovava nella cripta[12] [13]. Inoltre è possibile che la primitiva chiesa ipogea abbia occupato il sito di una precedente tomba romana, o come sostengono alcuni in una vecchia cisterna sempre romana visto il periodico allagamento da acque sotterranee. Seconda ipotesi che è quella di una origine bizantina[14] del sito, prove a sostegno di questa sono piuttosto scarse, in quanto il tempio ipogeo non pare avere una orientazione canonica, qualcosa però si può desumere dal tempio superiore che lascia intuire l’epoca di costruzione da alcuni dati: l’area presbiteriale a pianta quadrata (che contrasta con il corpo della chiesa più modesto), l’orientamento verso est(canonico) sono segnali di una possibile origine bizantina (pertanto databile al periodo compreso tra il VI e l’VIII secolo)[15]. Terza ipotesi è quella del Giglio che mi trovo a condividere, visto che è possibile individuare alcuni indizi a sostegno di questa ipotesi in loco. Sulla colonnina che fa parte dell’arco trionfale è palese il punto di incastro per un templon semi removibile possibilmente ligneo, l’uso dei templon si diffuse nell’ undicesimo secolo nel mondo Bizantino ed è noto che in primo momento i Normanni costruirono chiese sul modello orientale durante la ricristianizzazione della Sicilia. Inoltre nel tempio superiore sono presenti alcune colonne in pietra lavica che oggi sostengono la cupoletta, che forse sono coeve alla realizzazione della scala in grandi blocchi lavici e dell’arco di trionfo tutti elementi databili al secolo XI.

La storia del sito dopo il XVI secolo

La chiesa superiore nel 1558, fu fortificata,  delle vecchie fortificazioni  oggi rimane qualche traccia nel lato sud. Nel 1575 compare per la prima volta in una veduta di Catania col titolo di La Grotta[16]. Nel 1674 venne in parte demolito per rSan gaetanoiutilizzare il materiale per la costruzione di un vicino bastione. Il crollo definitivo della chiesa avvenne nel 1693 a causa del terremoto  e del precedente lavoro di smantellamento. Il crollo rovinò la parte ovest ed ostruì la parte rimanente della cripta. La ricostruzione impiegò più di cento anni e l’inaugurazione avvenne solo nel 1801, presentando il tempio come lo possiamo vedere oggi. Rovinato dal secondo conflitto, periodo in cui probabilmente la chiesa ipogea fu adoperata come rifugio, subì anche dei mal fatti restauri che ne alterarono la leggibilità storica.

Note

[1] F. Hogenbergh G. Braün, Civitates Orbis terrarum, Colonia Agrippinae 1575, V, tav.69 [2] L. Scalisi (cur), Catania:identità urbana dall’antichità al Settecento, Catania 2009, 75-78; [3] E. Carbone, Catania cronache dal tempo, Acireale 2003,27; [4] S.Giglio, La cultura ruperstre di età storica in Sicilia e a Malta i luoghi del culto, Caltanissetta 2002, 88: [5] Suggestiva ipotesi suggerita da Casagrandi V.  nel suo La grotta di Santa Maria di Betlem. [6] A. Longhitano, La parrocchia nella diocesi di Catania: prima e dopo il concilio di Trento, Palermo 1977,183; [7] S.Giglio, La cultura ruperstre, cit., 89; [8] S. Calvari, H. Pinkerton, Formation of lava tubes and extensive flow field during the 1991–1993 eruption of Mount Etna, in Journal of Geophysical Research 103, 1998, 291–301; [9] S.Giglio, La cultura ruperstre, cit.; [10] G. Libertini A.Holm, Catania Antica, Catania 1925, 22; [11] E. Carbone, Catania cronache dal tempo, cit., 34; [12] A. Longhitano, La parrocchia nella diocesi di Catania, cit,182; [13] G. Rasa Napoli, Guida alle chiese di Catania, Catania 1900, 415-416; [14] Sostenuta sempre da G. Libertini, Scoperte recenti riguardanti l’età bizantina a Catania e provincia: “Atti VIII Congresso internazionale di studi bizantini, Palermo 1951”,Roma 1953, 166-172; [15] San Gaetano alle grotte in  wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Gaetano_alle_Grotte (18/05/15), fa riferimento a uno studio di I. Prato in attesa di pubblicazione. [16] F. Hogenbergh, cit.;

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San Gaetano alle Grotte

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San Gaetano alle Grotte 37.508683, 15.088107
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