(Italiano) Chiesa della Rotonda: il nulla contro la Storia.

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12170733_1197683880258668_1988914440_nAi restauri della Chiesa avevo dedicato un articolo ben prima che fossero ultimati, accessibile qui.
Ci fu un tempo in cui, da bambino (oltre 20 anni fa), venivo portato periodicamente dal nonno, tenuto stretto per la manina, tra le sale del Castello Ursino. All’epoca il monumento era in condizioni che definire pessime è poco: il pavimento in finto cotto si sgretolava sotto i piedi, le collezioni esposte si riducevano ad un pugno di reperti ammassati alla rinfusa ed i custodi, che sembravano più degli annoiati guardiani di pietre, se ne stavano appollaiati all’ingresso, sulla destra, dietro un tavolone che sembrava una cattedra scolastica. Per me la visita al Castello era una gioia immensa: ricordo un grosso mosaico tutto frammentato ed appeso al muro in cui si intravedeva un leone, testoline di marmo e terracotta che sembravano giocattoli vecchi di un paio di millenni, e poi c’erano i vasi, nerissimi e grotteschi, con quelle gorgoni alate, l’orto delle esperidi con un drago che sembrava un serpentone e, in un angolo del giardino, pure una grossa colonna quadrangolare in due pezzi che qualcuno mi raccontava essere un obelisco in pietra lavica. Su tutto quel delizioso sfacelo vigilava, nella sua opaca grandezza, il Principe Ignazio, vestito da antico romano, ed ogni volta facevo notare al nonno che l’indice della mano gli si era rotto, e qualcuno gliel’aveva riattaccato con una barretta di ferro.
Oggi se volessi portare mio nipote, figlio di mia cugina e non catanese, a rivivere quelle esperienze, non potrei. Il Castello è stato restaurato, le collezioni esposte (pur con enormi mancanze) sono aumentate, adesso i custodi hanno un bel bancone nella prima sala e addirittura si tengono mostre patrocinate da Sgarbi; purtroppo però “ai tempi miei” (in temporibus illis, davvero) i catanesi non pagavano per entrare, mentre adesso (complice un’applicazione che trovo becera della normativa comunitaria) si paga eccome, eccetto le prime domeniche del mese, ma solo ove il Ministro sia riuscito a fare applicare questo beneficium ex imperio principis. Domenica, quindi con “personale ridotto”, come qualche tempo fa mi biascicava annoiata un’impiegata regionale caffé-munita, mentre si sedeva nella guardiola del Teatro Greco-Romano: “venga un altro giorno, oggi qui, là e là non si può entrare, ma può passeggiare un po’ dove vuole. E stia attento ai gatti”. Si, perché a Catania i gatti sono mantenuti come principini nei monumenti storici, quasi fossero reincarnazioni del dio egizio Bastet, loro non pagano, ma io si.
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Fino a poco tempo fa l’ultima oasi era la Chiesa della Rotonda, che una risalente storiografia si ostinava a chiamare “terma”, mentre ormai è certo che si tratti di una grandiosa struttura bizantina. Fino alla Guerra vi si diceva Messa, chi desiderava entrava, aggratis e con pietà cristiana, in un immobile publicus quia publica est ecclesia; poi il disastro di un intervento archeologico maldestro, il pavimento sfondato, le pareti scrostate, un monumento vivo ridotto in pochi anni ad una rovina, uno stanzone che una volta aveva una funzione, ed ora è solo una grotta di pietre sconnesse.
Venne in soccorso un’associazione, che presa in carico aggratis la struttura, aggratis la faceva visitare: vi entrammo a migliaia, e molte volte. Mi sentivo di nuovo bambino, nel girovagare libero tra i frammenti della mia Storia, toccando le pietre costruite dai miei antenati, andando a sbirciare, con reverenziale timore, l’austero ritratto bizantino di San Leone il Taumaturgo, incombente da un arcone, provando ad evitare, per una sorta di filiale rispetto, d’incrociarne gli occhi, dal vago taglio orientale, come ad orientem tutta guardava la Catania bizantina, patronato d’una Santa amatissima dal nome greco.
Oggi anche la Rotonda è in migliori condizioni: è stato completato finalmente lo sventramento di un nugolo di casupole ottocentesche mezze fradice che la opprimevano a Settentrione, e ne uscirono nuove aree di frequentazione romano-bizantina, addirittura residui minimali (ma pur presenti) d’un’antichissima frequentazione preistorica. Una novità antica, un’esperienza unica che il nostro secolo ci permette di vivere… eh no, a qualcuno non va bene. Che vuole questa associazione, che fino a poco tempo fa mi permetteva di portare addirittura quattro amici alla volta a visitare quel meraviglioso monumento? Manca una carta bollata, o forse un timbro, o forse un funzionario oggi ha aperto un cassetto, e n’è uscito un codicillo del milleottocento che dice che no, queste cose non si fanno! Aprire volontariamente un monumento? E non scomodare qualche impiegato regionale, semmai proprio quello che derubò il Parco Archeologico di Catania di tutti gli incassi, e di cui non si sa se sia stato licenziato o meno, e venne trasferito lì per lì alla Biblioteca Regionale? Non pagare straordinarii? Non far pagare poi, a questi pollastri che ancora hanno voglia d’imparare qualcosa, 5, 6 euro di biglietto per vedere un muro, oltre alla faccia stanca d’un custode che mastica una gomma americana?
Caro nipote, lasciamo stare. La Chiesa della Rotonda adesso è chiusa, e speriamo lo resti, perché se devono far pagare anche là, siamo arrivati davvero alla frutta. A Palermo ci lamentammo perché, con un fiore in mano ed una prece in pro dell’anima dell’Imperatore Federico, ci fu chiesto di pagare. Pagare per omaggiare un morto! A quando 1€ per il bacio d’una reliquia? Adesso anche suo nipote, Federico l’Aragonese, è diventato suo malgrado una fonte di guadagno per il Capitolo della Cattedrale di Catania. Non possiamo conoscere la sua reazione, dal Paradiso perdonerà. Ma suo nonno, dal più puro misto di sangue normanno-teutonico, avrebbe tirato fuori la spada, ed avremmo visto i nostri amministratori scappare via come i mercanti dal Tempio.
Luigi Gennaro

(Italiano) Le campane di Catania: un concerto lungo 500 anni.

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Uno dei bronzi della Badia di Sant’Agata.

Oggi 19 Marzo 2016 il compositore Lloren Barber eseguirà un grandioso concerto per campane e sirene che coinvolgerà molte delle campane cittadine, religiose e civili. Le campane sono piccoli monumenti di cui spesso non conosciamo nulla, in alcuni casi hanno età superiori ai quattro secoli, e sono resistite ai più impensabili cataclismi, come il Campanone della Cattedrale che fu ripescato, nel 1693, dall’acqua del porto dov’era precipitato in séguito al crollo del colossale campanile della Cattedrale, alto oltre 90 metri. Tra tutte il Campanone ha tradizionalmente affascinato i catanesi per la bellezza del suono, favorito – si dice – dall’oro e dall’argento che i catanesi gettarono nel crogiuolo nel timore che il bronzo non bastasse, nonché per la bella intonazione (in letteratura si parla di Do naturale, ma attualmente sembra essere un Si naturale, forse non tanto per la fisiologica alterazione dell’oggetto, quanto per l’innalzamento del diapason dal 1614 in qua). Continue reading

(Italiano) La merda, l’asfalto e Edipo

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Siamo costretti a tornare a trattare fatti di cronaca, con decisione che forse turberà qualcuno, per ribadire il dovere dei catanesi di essere presenti a sé stessi.

Apprendiamo dai quotidiani catanesi della profanazione dell’altare pubblico seicentesco dedicato a Sant’Agata, nel luogo da cui le reliquie salparono verso Costantinopoli, comparso stamane del tutto imbrattato di feci. Appare superfluo e forse inopportuno commentare lo schifo che genera la notizia, e verrebbe quasi da prendere l’esempio dai napoletani, che – a fronte del preteso “declassamento” di San Gennaro – gli dedicarono un memorabile graffito: San Gennà, futtetenne! Si, probabilmente la Giustizia Divina se ne fotte, ma noi no, non possiamo e, per dirla con Pio VII, non dobbiamo fottercene, non dopo che è stata ampiamente dimostrata l’inarrestabile tendenza a demolire la nostra cultura in nome della merda, intesa nel senso figurato di escremento, quale il ciarpame indifferentista diffuso dai varii establishment politico-culturali contemporanei. Quella che è senza dubbio l’opera di uno squilibrato, probabilmente neanche catanese, su cui senz’altro si dovrà fare chiarezza nelle sedi opportune, nasconde proprio l’allarmante incapacità di difendere la nostra essenza culturale, e di riaffermarla con forza e vigore: Sant’Agata non è una figura unicamente religiosa, ma anche intrinsecamente civile, rappresenta la società catanese senza distinzione di credo fin dal III secolo, come conferma un singolare inciso presente negli atti Latini, dove leggiamo che

Tanto i Giudei, quanto anche tutti Gentili, in comunione con i Cristiani, presero a venerare il suo sepolcro. (Atti di Sant’Agata)

Oggi la situazione è talmente grave che il simbolo più caro dei catanesi è sovente ridotto a modello di arretratezza, di vecchiume, come se potesse esistere un modo di essere catanesi che prescinda dal rispetto sacrosanto per la nostra identità culturale, che su Agata ha fondato la propria aggregazione addirittura andando oltre il credo religioso; e non è un caso se, durante la processione, vengano invitati alla devozione tutti i citadini, e non i soli devoti in senso stretto, cioè coloro i quali per grazia ricevuta vestano il sacco della Santa. Piuttosto, il culto della Santa rappresenta una forma di filiale rispetto per una figura che incarna i valori positivi della comunità, il cui esempio non solo supera le barriere del tempo, ma è capace di aiutare, non solo spiritualmente, a superare le gravi problematiche del presente anche a prescindere dall’adesione al culto cristiano, che, per sua natura, necessita di ben più ampia comprensione. Agata, serva di Cristo, come imitatrice di Cristo parla indistintamente a tutti, e l’offesa rivolta alla sua immagine ci tocca tutti.

Anche per la Festa quest’anno, però, avremo a che fare con un’amministrazione comunale del tutto incapace anche solo di organizzare la pulizia delle strade ed il controllo della folla, al punto da prevedere la solita ordinanza balorda contro l’uso dei cerei devozionali, la quale verrà prontamente disattesa, come ogni anno, e provocherà comprensibili sberleffi da parte di chi, evidentemente contro ogni spirito religioso e civile, gode nel vedere soccombere l’amministrazione pubblica. Quel che conta fin’ora è che l’asfalto in Cattedrale è stato eliminato, ma i soliti noti ora protestano contro il cocciopesto costato il doppio, e un busto di marmo dorato risalente agli inizi del XVII secolo è stato imbrattato di merda. La stessa parola che, con il pittoresco vocabolario contemporaneo, avrebbe esclamato un moderno Edipo dopo essersi accorto di aver ucciso suo padre e sposato sua madre, eliminando le sue origini e profanando quel che resta: l’errore che noi tutti non dobbiamo commettere, per non essere costretti – come lui – a doverci accecare per non vedere lo schifo in cui siamo precipitati.

Luigi Gennaro

(Italiano) La bufala dell’asfalto in Cattedrale ed il click-baiting

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La piazzola asfaltata vista da Bing Maps, nella posizione in cui si trova da svariati decenni.

Il nostro sito non costituisce testata giornalistica né si interessa minimamente di cronaca, ma quale spazio virtuale di approfondimento storico-artistico è luogo adatto a discutere i problemi, anche sociali, del rapporto tra la città e i suoi monumenti.

In prossimità delle feste agatine il click-baiting su facebook si scatena: non contenti di aver già diffamato la città più volte attraverso scandali che tali non erano (di cui alcuni sfociati, a torto o a ragione, in procedimenti penali), o di aver ingigantito situazioni prive di qualsivoglia interesse, grazie ad alcuni zelanti cronisti internauti oggi abbiamo scoperto lo “scempio” dell’asfalto sul sagrato della Cattedrale di Catania. Continue reading

(Italiano) I misteri di Santa Maria della Rotonda

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Chiesa della Rotonda – Ingresso.

Un ringraziamento ai sigg. M.° Salvo Domina e Marcello Maugeri per aver concesso l’uso di due immagini presenti nell’articolo (v. didascalie).

La chiesa della Rotonda, da metà Settecento ribattezzata Terme della Rotonda (benché per oltre un millennio ben altra sia stata la sua destinazione d’uso), è probabilmente il monumento più intrigante di Catania, e senza dubbio la sintesi di tutto il processo evolutivo della città, dall’epoca Romano-Imperiale ai bombardamenti della II Guerra Mondiale, da cui scampò miracolosamente. Attualmente la struttura è oggetto di imponenti lavori di scavo e restauro, operazioni che culmineranno – a fine 2015 – con la possibilità di poter leggere le relazioni di nuovi studii sulla sua struttura originale; in attesa di tali attesissimi sviluppi, non è fuori luogo fare il punto della situazione, benché in maniera molto approssimativa, riguardo quel che della Rotonda già si conosce e si apprezza.

Attualmente la chiesetta si presenta con forma sostanzialmente squadrata esternamente, e circolare internamente. Le condizioni non sono buone sia per la vetustà delle murature che per maldestri restauri “recuperativi” operati nell’immediato dopoguerra, quando fu sbancata l’area antistante già occupata dalla chiesa della Cava, letteralmente disintegrata dai bombardamenti alleati. Quel che si vede è, in breve, una sorta di collage incomprensibile e fascinoso di frammenti provenienti da epoche diverse: l’esterno apparentemente d’età imperiale, come le aree circostanti, racchiude un interno che sembra esser stato almeno rimaneggiato (se non del tutto ricostruito) in età bizantina, periodo cui appartengono anche alcuni frammenti di affresco; il resto è frutto di aggiunte posteriori: una merlatura normanna fa il paio con una porta ad ogiva (che potrebbe benissimo essere anche araba, per quanto se ne sappia, ma per alcuni è duecentesca), l’ingresso ed alcuni affreschi risalgono ad epoca successiva (rinascimentale e barocca), alcuni brandelli sono forse più vecchi di circa tre secoli, ed un’aggiunta moderna è costituita da piccole piattaforme ed opere di contenimento che rendono oggi più fruibile la struttura. Continue reading

(Italiano) Il giorno in cui perdemmo il mare: aspirazioni per la Marina di domani.

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Il porto di Catania nel 1860 (Levy-Nerenstein, part.). La porta del Porticello, vicino palazzo Biscari, fu demolita silenziosamente in quegli anni; alcuni frammenti si trovano al Castello Ursino.

Un riconoscimento particolare merita la pagina Facebook Catania sparita,  

da cui provengono le bellissime immagini storiche presenti in questo articolo.

Inauguriamo oggi una nuova sezione di Markaliotru.it, dedicata all’urbanistica. Ovviamente non siamo architetti, né possiamo credere di aver voce in capitolo riguardo gravi problemi di riorganizzazione dello spazio urbano. Però la questione – tutt’altro che piacevole – della mobilitazione popolare contro i folli abbattimenti previsti dal raddoppio degli archi della marina ha da un lato dimostrato la necessità di dare spazio alle proposte della popolazione, e dall’altro di dover ripensare certe folli scelte del passato. Certamente non pretendiamo di tracciare quadri storici completi, né di offrire proposte in toto ragionevoli; ma se – anche con la scusa delle valutazioni dell’impatto economico delle proposte – ci priviamo del diritto a sognare, quel che perdiamo è lo stesso diritto al futuro. Continue reading

(Italiano) La Chiesa dei Minoriti: un tesoro da scoprire

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La chiesa dei Minoriti, dedicata a San Michele Arcangelo, fu ricostruita dopo il terremoto del 1693 con grande suntuosità, benché oggi sia uno dei monumenti meno considerati della città. Il luogo di culto sorge sulla centralissima via Entnea fra i piazza Università e piazza Stesicoro.

Il Tempio, oltre a contenere le reliquie del Beato Bartolomeo Simorilli (1595-1632), ospita rilevantissime opere d’arte, tra cui un quadro di San Michele Arcangelo, su tavola, del secolo XV, diversi quadri di Guglielmo Borremans (Anversa, 1672 – Palermo, 1744) e di Marcello Leopardi (1750-1795), nonché uno stranissimo crocifisso in marmo, opera dello scultore pontificio Agostino Penna, che per ragioni non comprensibili mostra i piedi del Cristo con un chiodo ciascuno, invece di due. Continue reading

The terrace of the Badia: a window over the city

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Chiesa della Badia di Sant'Agata

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The “Badia di Sant’Agata” (St. Agatha’s Abbey), important monument in front of the Cathedral (Vittorio Emanuele II street), from the great terrace of the dome offers one of the best panoramas over the city, with a 3,00€ ticket. The church was built mainly by Architect Vaccarini, and was opened in 1742. The old stairs are in good conditions, with good light and air circulation, but the last part of them, in spiral form, can be tiring for some people. It will be very interesting, during the visit, a look to the original roof of the structure, built according to sicilian tradition, with “dammusi” (false vault made by wood, gypsum and reeds) and sicilian shingles (coppi siciliani) over the bell tower.

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The spiral stair to the dome.

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Original XVIII cent. “dammusi” (false vault).

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The bell tower.

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The sicilian shingles (coppi siciliani) over the bell tower.

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Piazza Duomo (Duomo square, notice the flag of the Holy See in front of the Cathedral).

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Piazza Università (University square and, in the back, via Crociferi).

St. Francis of Paola square

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«Piazza San Francesco di Paola» is a square named after Saint Francis of Paola, one of the most important saints of Kingdom of Sicily. It is so closely near to the port of Catania that is commonly the first place that an incoming tourist will see. The square is placed at the end of the oldest region of the city, named Civita, probably from the Latin “Civita Episcopi”, that means “the city of the bishop”, or “buildings around the Cathedral”, that is, the latin region of the city during the northman period (XI cent.).

The square changed many times its appearence: the old bastion built during the empire of Charles V (XVI cent.), mostly ruined during the 1693 earthquake, was definetly destroyed at the end of the XIX century, when even the Church of Saint Francis was destroyed by fire (1894). In those times the sea was where now we can see the railway, built during 1860s, and the convent, now totally rebuilt, was quite surrounded by water.

Today the church is a sanctuary for the veneration of Saint Pope John Paul II, of which a relic is stored inside; the Saint visited Catania in 1994, and gave in that occasion some advices to citizens.

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Piazza San Francesco di Paola

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(Italiano) Il mistero di San Gaetano alle grotte

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Attualmente posta in piazza Carlo Alberto la chiesa di San Gaetano alle grotte ha la facciata principale esposta verso nord ovest ha preso questa denominazione  e questa dedicazione solo in età moderna dopo la canonizzazione del Santo (1671).

Oggetto del nostro approfondimento è la grotta sotto la chiesa attuale che ospita ed ha ospitato una chiesa rupestre.

Precedentemente era chiamata o Santa Maria della grotta o semplicemente la Grotta come appare chiamato il sito nelle mappe del XVI secolo[1]. Rispetto all’insediamento romano sappiamo che la zona in cui sorge il tempio era fuori dall’abitato ed usata come area cimiteriale. Una delle necropoli della città si estendeva fra l’anfiteatro (per tradizione collocato ai limiti dell’insediamento) e la vecchia tomba del poeta Stesicoro (forse individuata nelle rovine sotto il convento del Carmine). Un’altra necropoli greco-romana sorge nell’area fra l’attuale via Etnea e  le vie Androne e dottor Consoli. Altre nell’area di via sant’Euplio e Cibali. Rispetto la più tarda città medievale sappiamo che l’area di nostro interesse rimase fuori dalle mura prima del kastron bizantino poi dalla cinta muraria normanna e dalle mura di Carlo V [2]. Continue reading