I misteri di Santa Maria della Rotonda

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Chiesa della Rotonda – Ingresso.

Un ringraziamento ai sigg. M.° Salvo Domina e Marcello Maugeri per aver concesso l’uso di due immagini presenti nell’articolo (v. didascalie).

La chiesa della Rotonda, da metà Settecento ribattezzata Terme della Rotonda (benché per oltre un millennio ben altra sia stata la sua destinazione d’uso), è probabilmente il monumento più intrigante di Catania, e senza dubbio la sintesi di tutto il processo evolutivo della città, dall’epoca Romano-Imperiale ai bombardamenti della II Guerra Mondiale, da cui scampò miracolosamente. Attualmente la struttura è oggetto di imponenti lavori di scavo e restauro, operazioni che culmineranno – a fine 2015 – con la possibilità di poter leggere le relazioni di nuovi studii sulla sua struttura originale; in attesa di tali attesissimi sviluppi, non è fuori luogo fare il punto della situazione, benché in maniera molto approssimativa, riguardo quel che della Rotonda già si conosce e si apprezza.

Attualmente la chiesetta si presenta con forma sostanzialmente squadrata esternamente, e circolare internamente. Le condizioni non sono buone sia per la vetustà delle murature che per maldestri restauri “recuperativi” operati nell’immediato dopoguerra, quando fu sbancata l’area antistante già occupata dalla chiesa della Cava, letteralmente disintegrata dai bombardamenti alleati. Quel che si vede è, in breve, una sorta di collage incomprensibile e fascinoso di frammenti provenienti da epoche diverse: l’esterno apparentemente d’età imperiale, come le aree circostanti, racchiude un interno che sembra esser stato almeno rimaneggiato (se non del tutto ricostruito) in età bizantina, periodo cui appartengono anche alcuni frammenti di affresco; il resto è frutto di aggiunte posteriori: una merlatura normanna fa il paio con una porta ad ogiva (che potrebbe benissimo essere anche araba, per quanto se ne sappia, ma per alcuni è duecentesca), l’ingresso ed alcuni affreschi risalgono ad epoca successiva (rinascimentale e barocca), alcuni brandelli sono forse più vecchi di circa tre secoli, ed un’aggiunta moderna è costituita da piccole piattaforme ed opere di contenimento che rendono oggi più fruibile la struttura. Continue reading

Il giorno in cui perdemmo il mare: aspirazioni per la Marina di domani.

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Il porto di Catania nel 1860 (Levy-Nerenstein, part.). La porta del Porticello, vicino palazzo Biscari, fu demolita silenziosamente in quegli anni; alcuni frammenti si trovano al Castello Ursino.

Un riconoscimento particolare merita la pagina Facebook Catania sparita,  

da cui provengono le bellissime immagini storiche presenti in questo articolo.

Inauguriamo oggi una nuova sezione di Markaliotru.it, dedicata all’urbanistica. Ovviamente non siamo architetti, né possiamo credere di aver voce in capitolo riguardo gravi problemi di riorganizzazione dello spazio urbano. Però la questione – tutt’altro che piacevole – della mobilitazione popolare contro i folli abbattimenti previsti dal raddoppio degli archi della marina ha da un lato dimostrato la necessità di dare spazio alle proposte della popolazione, e dall’altro di dover ripensare certe folli scelte del passato. Certamente non pretendiamo di tracciare quadri storici completi, né di offrire proposte in toto ragionevoli; ma se – anche con la scusa delle valutazioni dell’impatto economico delle proposte – ci priviamo del diritto a sognare, quel che perdiamo è lo stesso diritto al futuro. Continue reading